(di Martina Bannino)
L’agire sociale, artistico ed estetico di NANNOO muove da un bisogno d’affermazione per mezzo dell’arte delle sue ragioni: i suoi dipinti sono sempre un rincorrersi di preghiere e passionalità, messaggi e denunce politiche, dipinti che trovano la loro principale peculiarità in un immaginario allegorico, costruendosi come composizioni pittoriche che si snodano in un percorso coerente di simbolismi semiotici e che intendono muovere nel fruitore una riflessione illuminante giacché il recepirne il valore, sia esso di pensiero o estetico-visivo, implica sempre un’operazione mentale di decrittazione.
Si tratta di qualcosa di non passivo, ma della ricerca di una collaborazione e di un patto cooperativo fra lo stesso artista e l’osservatore che può appropriarsi del messaggio artistico di NANNOO solo ed esclusivamente attraverso un intenso lavoro interpretativo: i soggetti e le location rappresentate e presentate dall’artista sono sempre e in qualche modo infatti correlati a soggetti e a luoghi abituali, li citano per modificarne alcuni aspetti, creando uno spazio artistico illusorio che indica come ancora più illusorio lo spazio reale riproducendo questo reale e al contempo ridicendolo catapultando l’ osservatore in una dimensione straniante, stridente, dinamicamente pregna di simboli e per questo visivamente impattante che ha il potere di rimettere in discussione le abituali relazioni tra soggetto e mondo.
L’arte per NANNOO non è dunque soltanto una sovrastruttura ma una vera struttura, uno strumento di comprensione della realtà, un’arma per vivere che ha lo scopo e la missione di affermare il diritto umano al mito, alla memoria e alla libertà, affinché cresca e si formi una comunità unita nel passato e nel presente. Il writing, in particolare, si configura per questo artista trapanese come un tipo di comunicazione visiva che genera discorsi che agiscono non soltanto su di un muro ma anche e forse sommamente su ciò che tale supporto fisico circonda, attivando continuamente eterogenee forme di sguardi, anch’esse risemantrizzatrici dello spazio urbano, che dialogano continuamente con altre e diverse espressioni culturali.